Questa storia inizia il 24 maggio 1915…(intervento di Giacomo Checchin)

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Intervento di Giacomo Checchin, 18 anni

Uggiate-Trevano, Domenica 9 Novembre 2014, Festa del IV Novembre, Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate. Cerimonia di consegna della Copia della Costituzione italiana ai neo-diciottenni.

“Vorrei innanzitutto ringraziare il Sindaco e tutte le organizzazioni partecipanti alla manifestazione. Sono felice di poter fornire un contributo personale a questo evento. Quello che cercherò di fare in questo breve intervento sarà parlare di come vivo, e come penso tutti vivano, consapevolmente o meno, due realtà molto importanti che incontriamo nel nostro percorso di crescita. Penso che tutti noi diciottenni ci siamo ormai resi conto che viviamo in un mondo assolutamente istituzionalizzato. Un mondo nel quale politica ed economia sono i due fattori che più influenzano la nostra vita. E per fare ciò io ho pensato che fosse più coinvolgente e facile per me, come oratore, raccontarvi quella che è una specie di storia, una storia che, in realtà, coinvolge tutti noi. Questa storia inizia il 24 maggio 1915, data dell’ingresso del nostro paese nel primo, devastante conflitto armato mondiale. Molti di voi, comprensibilmente, possono pensare che questo non ci riguardi così da vicino. L’inizio della grande guerra è in realtà lo stravolgimento più totale della società fin a quel momento. La guerra a noi è stata solo raccontata, ma ancora oggi siamo influenzati dagli effetti culturali, economici e sociali da essa causati. Tra il 1914 e il 1918 persero la vita circa 9.722.000 soldati. La maggior parte, come molti di voi sapranno, avevano tra i 18 e i 25 anni. Si può parlare all’infinito di economia, di ricostruzione sociale, di buona politica, ma questa cifra spazza via ogni tipo di discussione, facendola apparire irrilevante e sciocca. Dieci milioni di morti. Un numero altisonante, un numero che mi ha spinto a riflettere su cosa significhi far parte di un contesto nazionale ed internazionale. L’Europa, intesa come Unione Europea, nasce nel 1992, e nasce per questo. Preceduta dalla CECA e dalla CEE l’Unione Europea nasce come portatrice di pace, come portatrice di unità. Io sono nato in Italia e sono fieramente cittadino italiano. Sono italiano tutti i giorni, e lo sono dalla nascita. Più difficile per me è stato imparare ad essere europeo. Quando ho preso parte al progetto del Parlamento Europeo Giovani, non avevo nemmeno vagamente idea di quanto ciò avrebbe cambiato il mio modo di vedere il mondo. Concretamente: con gli amici, a casa, guardando il telegiornale. Sempre. Ho avuto la fortuna di imparare che, citando un uomo che è patrimonio del nostro popolo, Roberto Benigni, un padre che è violento col figlio, non rende violenta la paternità, e nello stesso modo un politico scorretto, disonesto e corrotto non ha il potere di rendere la politica scorretta, disonesta e corrotta. In Europa si è soliti votare i partiti, non le persone. Non si vota “il volto nuovo” o “la figura rassicurante”, so aderisce ad un programma partitico bene preciso, criticandone i punti deboli e sostenendone le qualità. L’Italia ha molto da dare. Viaggiando ci si rende conto di quanto il nostro patrimonio culturale sia superiore, e nemmeno di poco, a quello di molte altre nazioni. Eppure credo che dal punto di vista politico, ci sia ancora molta strada da fare, e questo sforzo deve nascere nelle nostre case, nelle scuole e per le strade. Io credo che aver avuto 18 anni nel 1914 possa essere considerata una disgrazia. E non so dirvi perchè, potrà perfino suonarvi strano, ma oggi, 18enne nel 2014, io mi sento fortunato. Fortunato perchè ho la possibilità di essere europeo, che mi ha reso più italiano che mai. Mi ha reso fiero della mia Costituzione, mi ha dato la possibilità e l’onore di rappresentare il mio paese in 3 occasioni, sia in Italia che all’estero, e mi ha donato il piacere di conoscere ciò che mi circonda. Io non sono qui per dare consigli, siccome sono giovane, e ho fortunatamente moltissimo da imparare sulla realtà che mi circonda. Scrivendo questo pensiero, avevo pensato di concludere con un un appello ai miei contemporanei, e a tutti noi giovani. “Siate”, avevo scritto. Credo tuttavia che dire “Cerchiamo di essere” sia un invito più sincero e potente. Cerchiamo dunque di essere felici di conoscere, critici nel nostro pensiero, sentiamoci italiani ed europei, consapevoli che sarà necessario lottare per che ciò non cambi mai. Essere italiani è un peso importante da portare sulle spalle, ma credo che io, come molti, non ci rinuncerei per nulla al mondo.

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