La mia risposta concreta agli slogan leghisti

Gallina Lariana

Mi piace sempre scambiare qualche idea con i miei tanti amici leghisti e oggi vorrei persuaderli, grazie a chiare spiegazioni che ho letto in questi giorni, delle ahimè consuete “balle” che vengono loro propinate (anche in buona fede, ci mancherebbe…) illustrando invece, da parte mia, qualche proposta concreta e realizzabile.

“Ne sono pieni i muri della Lombardia: se una volta in testa ai desiderata leghisti c’era la secessione oggi da quelle parti va di moda un messaggio molto più terra terra, basato sul valore universale del denaro. Tenere il 75% delle tasse pagate dai lombardi in Lombardia, è questo l’obiettivo dei verdi padani e, da qualche giorno, anche degli azzurri berlusconiani ed ex aennini. Una versione monetizzata del “padroni a casa nostra” già speso in passato, e allo stesso modo solo uno slogan.” Esordisce così la newsletter del Gruppo PD Lombardia e come darle torto?

Le versione riveduta e corretta di un famoso manifesto di un po' di anni fa...

Tralasciando i venti anni di promesse fatte e puntualmente NON mantenute ci sono anche pur sempre i numeri a contare: possiamo subito notare che la manovra finanziaria 2013-2015 fissa la spesa per l’anno in corso a 814 miliardi di euro. Di questi, 317 sono per le pensioni e 88,4 sono interessi passivi: due voci che insieme fanno quasi il 50% e che certamente non sono comprimibili né regionalizzabili. Chi pagherebbe le pensioni o gli assegni di invalidità?

Approfondendo l’analisi, grazie ai dati del prof. Alessandro Santoro possiamo infatti rilevare che:

1) In questa campagna elettorale la Lega sta ripetutamente affermando che “trattenere” il 75% delle imposte in Lombardia consentirebbe di disporre di svariati (16?) miliardi di euro da spendere in Regione.
2) Non è chiaro come arrivino a questi calcoli, ma è certo che essi si basano su una omissione gigantesca: i servizi che già oggi sono disponibili per i cittadini lombardi grazie a quel 75%.
3) Più precisamente: è possibile dimostrare che l’ammontare delle spese pubbliche (statali e regionali) realizzate sul territorio dello Stato è pari già oggi al 75% delle entrate realizzate in Lombardia. Nello schema che segue sono riepilogati alcuni dati tratti da una pubblicazione della Banca d’Italia del 2009:
Valori pro-capite Regione Lombardia media 2004-2006 14.579
Entrate 14.579
Spese primarie 9.977
Rapporto 68%

a) Le spese primarie sono:
le spese per prestazioni sociali;
le spese correnti;
gli investimenti in beni e servizi a beneficio dei cittadini e delle imprese lombarde
b) tuttavia nel conteggio precedente mancano gli interessi da pagare sul debito e che gravano su tutti gli italiani
c ) se ripartiamo questi interessi pro-capite, si ottiene un ammontare di circa 1500 euro per residente in Lombardia, e a questo punto si ottiene che ciò che spende la Pubblica amministrazione per i residenti in Lombardia è già più del 75% delle entrate realizzate in Lombardia: (9.977+1500)/14579=78%

Questo significa che se la Regione Lombardia volesse trattenere una percentuale del 75% delle entrate sul proprio territorio dovrebbe necessariamente:

A) fornire tutti i beni e i servizi che oggi sono forniti dallo Stato, e dagli enti pubblici (Inps e pensioni in primis)
B) assumersi una quota di debito e pagarne gli interessi

Paradossalmente poi dovrebbe restituire un 3% (78%-75%=3%)!!!

Che cosa cambierebbe per i cittadini e le imprese lombarde? Nulla, se non un enorme caos amministrativo e burocratico…

Ovviamente il “residuo fiscale” della Lombardia c’è ed è positivo: è vero che mediamente la Lombardia versa più di quanto ottiene ma questo “residuo:
* ritorna in parte a beneficio della Lombardia attraverso la domanda di beni e servizi dei cittadini e delle imprese residenti in altre Regioni: il saldo commerciale della Regione Lombardia verso le altre è positivo per un ammontare pari al 23% del Pil…
* avviene in tutti i paesi caratterizzati da forti squilibri di reddito tra regioni diverse ed è quindi normale, a meno che non si voglia fare quanto riportato sopra e portare tutto nel caos

Cosa vuol fare invece il PD lombardo?
«noi non venderemo illusioni, come sempre abbiamo fatto proporremo azioni misurate e possibili, concentrando i nostri sforzi sul lavoro e sul sostegno alle piccole e medie imprese con un primo obiettivo: basta finanziamenti a pioggia, basta con un sistema degli incentivi regionali allo sviluppo che oggi vengono dispersi per più di un miliardo di euro l’anno in ben 243 azioni diverse, senza poterne valutare gli effetti pratici. Un vero spreco di risorse targato Pdl-Lega. Noi presenteremo una riorganizzazione delle funzioni fondamentali di Finlombarda con l’obiettivo di rafforzare le partnership pubblico-privato sugli investimenti e sul capitale di rischio rilanciando anche azioni immediate a sostegno del credito per il sistema produttivo».

A questo proposito mi piace sempre ricordare alcune proposte fatte dal PD lombardo ormai 4 anni fa, che mai sono state considerate da Formigoni&Soci:

Il PD lombardo auspica un modello “differenziato” di federalismo (articolo 116, comma 3 della Costituzione) nel  rispetto dei vincoli costituzionali di solidarietà nazionale. In questo quadro, la riforma in senso federalista della  finanza territoriale rappresenta un passaggio determinante per la modernizzazione del Paese.

  • Il federalismo fiscale deve porsi l’obiettivo di garantire la sufficienza delle risorse finanziarie ai fini dell’esercizio delle competenze e il finanziamento dei livelli essenziali di prestazioni, coniugando una forte autonomia di entrata e di spesa di Regioni e Enti locali con meccanismi solidaristici virtuosi tra aree forti e aree deboli.
  • La riforma deve rafforzare l’autonomia tributaria degli Enti territoriali, attraverso un’adeguata combinazione di tributi propri, compartecipazioni, addizionali e sovrimposte
  • Il sistema perequativo deve incorporare una forte responsabilizzazione nell’uso delle risorse: gestione condivisa  Stato-Regioni-Enti Locali nell’ambito della Conferenza Unificata; creazione di un’Agenzia indipendente per il  monitoraggio e il controllo; previsione di efficaci meccanismi pro-accountability (entrate e costi standard;  meccanismi di premi e sanzioni; equalizzazione differenziata a seconda delle funzioni delle Regioni)
  • E’ necessaria una progressiva convergenza della finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome con quella delle Regioni a statuto ordinario
  • Vanno introdotte, contestualmente alla presentazione del Dpef, forme di concertazione tra lo Stato e gli Enti  territoriali per la definizione degli obiettivi di finanza pubblica
  • Il Patto Interno di Stabilità va rivisto: obiettivi legati ai saldi (con differenziazione tra parte corrente e investimenti) e al debito (analogamente al Patto di stabilità e crescita UEM); orizzonte temporale triennale; possibile modulazione  a livello regionale
  • Bisogna prevedere la possibilità di una regionalizzazione “consensuale” della perequazione degli Enti Locali e dell’applicazione del Patto Interno di Stabilità

Cose più lunghe da dire rispetto ad uno slogan, ma forse un tantino più efficaci!

One comment

  1. […] Novati, mi permette di dire la mia su macro-regioni e federalismo. Ho già affrontato il tema in un precedente articolo, fermandomi però alla fiscalità (il dito citato nell’articolo), ma qui vorrei concentrami […]

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